L’evoluzione della spesa al supermercato

La società americana di rilevazioni di mercato Nielsen, una delle più autorevoli nel suo ambito, ha analizzato alcuni trend di consumo emersi in Italia nel corso del 2017 e riferiti alla grande distribuzione organizzata. Si tratta di abitudini di consumo che vanno radicandosi nei comportamenti e nei costumi degli italiani, destinate a influenzare anche il 2018 e probabilmente il biennio successivo. Abbiamo estratto cinque macrotendenze dai documenti Nielsen discussi nell’ambito della manifestazione Linkando, svoltasi a maggio in Sardegna.

Il primo aspetto da sottolineare è di carattere generale, con un 2017 iniziato positivamente per la grande distribuzione e un successo registrato per le categorie verdura, prodotti da forno e prodotti per gli animali (nei primi quattro mesi del 2017 la GDO ha registrato +3,4% di crescita). Analizzando i singoli prodotti, emerge una crescente curiosità verso quelli che promettono esperienze di gusto tutto sommato nuove per il consumatore italiano. La crescita maggiore è stata registrata dalle zuppe pronte fresche (+33%), seguite dal sushi e dagli altri piatti pronti freschi (+25%). Bene anche le capsule per il caffè (+20%), i tramezzini confezionati (+20%) e i filetti di pesce surgelato (+12%).

Terzo trend in netta ascesa è quello della spesa digitale, cresciuta nel 2016 del +45%. Se in un primo momento, i promotori di questo canale che consente di fare la spesa comodamente da remoto aspettando la consegna a domicilio sono stati i supermercati stessi. Presto si sono attivati anche i siti di ecommerce, con alcuni protagonisti del web come Amazon. Adesso anche i brand del food stanno aprendo shop online con il vantaggio di presentare all’utente packaging studiati sull’esigenza di conservazione e refrigerazione del prodotto.

Quarto trend di consumo ravvisabile nella GDO è legato alla componente emotiva della comunicazione. Le marche più note dell’industria alimentare stanno puntando sempre più su influencer e social network per creare campagne di comunicazione efficaci, accattivanti e stimolanti, in grado di solleticare la curiosità dell’utente o del cliente. Prendendo in esame i social network più popolari, Nielsen evidenzia che su Facebook è particolarmente gradita la comunicazione di Kinder, Parmalat e Galbani, mentre su Instagram funziona meglio la strategia di Parmigiano Reggiano, Nutella e Mulino Bianco.

Quinto trend sotto gli occhi di tutti è legato al trionfo del “senza”. L’industria dolciaria ha invaso gli scaffali con packaging che pongono in bella mostra l’assenza di olio di palma da biscotti, merendine e torte, ma c’è anche il senza glutine, il senza lattosio, il senza zuccheri aggiunti, per non parlare del biologico e dei prodotti vegan. In particolare, nel periodo analizzato Nielsen ha calcolato un aumento delle vendite del +6,3% per i prodotti senza lattosio, del +7,4% per le bevande vegetali e del +26,3% per i prodotti senza glutine.
Ma come risparmiare sulla tua spesa al supermercato in modo comodo e funzionale? Semplice! con i Codici Sconto che puoi trovare su tantissimi siti online. Il risparmio può essere di vario livello asseconda della percentuale di sconto che riesci ad ottenere. Si può anche ricevere la spesa comodamente a casa, senza doversi preoccupare del meteo o del fastidio di dover uscire di casa.

Il ritorno del vintage, non solo con il vinile

Nel 2017 sul mercato statunitense dei supporti musicali si è verificato uno storico sorpasso: la vendita di musica incisa su cd e vinile per la prima volta dal 2011 ha superato la vendita di musica in download digitale. Due terzi del mercato musicale in Usa sono ormai nelle mani delle piattaforme web stile Spotify, d’accordo, ma il valore generato dalla vendita di cd e vinile è arrivato nel 2017 a 1,5 miliardi di dollari, contro 1,3 miliardi generati dal download a pagamento. E se la vendita di cd è calata in un anno del -6%, i dischi in vinile hanno fatto segnare un incremento del 10%.

La causa? Una riscoperta nostalgica del fascino vintage di questi oggetti, compatibile però con le esigenze di ascolto (a casa in pieno relax) e arredo (la bellezza di giradischi vecchi e nuovi) odierni. Il ritorno del vintage è un fenomeno diffuso e tutto da analizzare. Rivive nelle formule dei mercatini di antiquariato, nei negozi che hanno raccolto i capi dismessi dai baby boomers e che ora issano le oro insegne nei centri storici. Si tratta di uno stile di consumo percepito come ecologico perché favorisce il riuso, equo perché accessibile in termini di prezzo. Un fenomeno che non passa inosservato neanche a livello aziendale, tanto che alcuni brand riconoscibili come vintage sono tornati di attualità: Superga, Ray-Ban o Levi’s.

Casi di successo del ritorno al vintage

Chi pensa che ci sia solo un valore estetico e simbolico dietro gli oggetti vintage non coglie pienamente quel quid che essi invece sono riusciti a conservare. Prendiamo ad esempio la riscoperta degli orologi Casio. L’azienda giapponese da un paio d’anni è tornata in auge con un prodotto che negli anni Ottanta costavo poche migliaia di lire. Un orologio digitale di facile lettura, caratterizzato però da affidabilità, robustezza, sicurezza e lunga durata delle batterie. Oggi il quadrante e il bracciale in metallo di un orologio Casio viene apprezzato per il design essenziale, per il modo discreto e sportivo con il quale sta al polso, ma dietro alla sua riscoperta c’è una qualità costruttiva, anche nei meccanismi interni, che non è mai venuta meno e arricchisce di pragmatismo il fascino del vintage.

Il vintage avanza anche nel packaging e può rappresentare un vero status symbol. Viene in mente la bottiglia in vetro della Coca-Cola: la storica bevanda venne imbottigliata la prima volta nel 1894 in una bottiglia di vetro molto comune come forma. Per distinguerla maggiormente dalla concorrenza, la Route Glass Company disegna nel 1915 la bottiglia Contour su richiesta della Coca-Cola, ispirandosi alle curve della fava di cacao. Dopo vari affinamenti nel corso del secolo scorso, nel 1993 Coca-Cola cambia strada intorducendo la bottiglia in PET, più leggera, infrangibile e riciclabile. Nel nome del vintage e del brand heritage, si assiste dal 2007 al ritorno della bottiglia in vetro, realizzata però in ultra glass, così da ottenere forti benefici in termini di resistenza, leggerezza e spreco di materiale.

Refferal marketing, una questione di fiducia

Nel 2017 l’espressione “fake news” è stata votata parola dell’anno dai lettori di importanti quotidiani internazionali. Questo perché, secondo molti analisti, le fake news hanno influenzato eventi di portata storica come il referendum sulla Brexit e l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Un fenomeno difficile da arginare, che è alla base anche di un effetto positivo che si sta manifestando nel mondo del web marketing, dove si riscopre l’importanza di concetti quali “fiducia”, “consiglio” e “passaparola” proprio nell’epoca delle notizie false.

Un’indagine dell’istituto Nielsen chiedeva nel 2015 a un panel di consumatori di indicare le fonti verso le quali si nutre maggiore fiducia e se ne valuta il consiglio in vista di un determinato acquisto. Il 56% ha risposto di fidarsi dell’email marketing, il 66% di seguire i consigli pubblicati online dagli utenti nei commenti, il 70% di fidarsi dei siti web e dei canali online appartenenti a un brand, mentre 83% di seguire i consigli di amici e parenti.

Più propensione all’acquisto con il refferal marketing

Lo studio è ancora attuale e utile a spiegare il successo del refferal marketing, fenomeno in cui un utente diventa ambasciatore di un prodotto o servizio rendendolo più appetibile a persone da lui conosciute. Si crea così una relazione basata sulla fiducia che porta molto facilmente all’acquisto, così le campagne di refferal marketing si candidano ad essere un trend di comunicazione anche per il 2018, uno strumento che le aziende possono valutare e includere nei loro piani di marketing.

Il refferal marketing garantisce costi per acquisizioni più facilmente definibili, poiché una piattaforma di refferal marketing lavora su una quantità costante di clienti. Le statistiche riportano alcuni dati sui clienti agganciati dal refferal marketing: risultano invogliati a spendere somme maggiori e a ripetere gli acquisti con una frequenza maggiore, proprio perché intercettati da un ambasciatore di cui si fidano. Questo genera – secondo alcuni studi – acquisiti superiori in valore del 25% rispetto ad altri strumenti di web marketing, nonché un passaparola che si propaga verso altri clienti con risultati soddisfacenti, generando effetti positivi a cascata.

Come individuare un ambasciatore

Nell’implementazione di una campagna di refferal marketing, vanno dunque individuati consumatori effettivi o potenziali che hanno vissuto un’esperienza positiva con i prodotti, i servizi o l’azienda stessa. Occhio dunque a recensioni e commenti positivi per il recruitment. L’utente in questione viene solitamente premiato con sconti, buoni acquisto e altri incentivi, diventando ambasciatore del brand presso i suoi amici. Nella sua attività di passaparola, l’ambasciatore può essere coadiuvato da video o altro materiale di supporto prodotti dall’azienda per spiegare al meglio offerte e caratteristiche dei prodotti.

Come scrivere il primo articolo di un blog in pochi passi

Se si hanno molte conoscenze su un determinato argomento e si pensa di poter fare la differenza sul Web, ma non si hanno le conoscenze tecniche per iniziare, abbiamo in serbo alcuni suggerimenti su come scrivere il primo articolo di un blog e dare risalto al contenuto, rendendolo accattivante e facilmente leggibile.

Ad esempio, si pensa alla lunghezza dei paragrafi mentre si scrive? Se il post di un blog è costituito da un unico paragrafo enorme, potrebbe spaventare i potenziali lettori, ma se lo si dividesse in più paragrafi si potrebbe convincere i lettori a leggerlo tutto. Ma non solo: a sentirsi entusiasti e a navigare tra le altre pagine del sito. Ecco dunque alcuni suggerimenti che aiutano ad assicurarsi di andare nella giusta direzione.

Scegliere il titolo giusto

Il primo post del blog, ma anche gli altri, potrebbe essere ricco di fantastici contenuti che la gente potrebbe amare, ma nessuno lo leggerà se avrà un titolo noioso. Anche se non si hanno delle basi di SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca) e nello specifico di keyword research, basta mettersi nella mente del lettore per scegliere le giuste parole.

Formattazione corretta

Come scrivere il primo articolo di un blog assicurandosi che visivamente vada bene, che non sia confusionario e precisamente che abbia una corretta formattazione? Nessuno leggerà un post senza intestazioni, disorganizzato e disordinato: utilizzare pochi grassetti quando necessario, i punti elenco quando possibile e intestazioni che ne rendano più scorrevole la lettura.

Il più delle volte, i lettori online leggono solo i titoli più importanti all’interno dell’articolo, consumano il testo molto velocemente. Dunque bisogna assicurarsi che queste intestazioni, o sottotitoli, siano scelte accuratamente e interessanti.

Personalizzare l’articolo

Ognuno ha un proprio stile di scrittura unico, ed è necessario arricchire l’articolo dando un tocco personale, per stabilire il proprio stile. Basta poco: 10-15 minuti.

Usare le immagini

Non solo parole, ma anche contenuti visuali: immagini ma anche infografiche e video possono dare risultati impressionanti, guidando letteralmente un aumento di traffico verso le pagine considerevole.

Usare esempi

Utilizzare esempi nel primo articolo di un blog, ma soprattutto in tutto il blog, è decisivo per il successo del sito: l’opinione è preziosa, ma le esperienze e gli esempi reali non hanno prezzo. I casi studio funzionano sempre benissimo.

Evitare la promozione

Niente contenuti promozionali, solo informativi e davvero utili per il lettore. Questa è la prima regola quando si pensa a come scrivere il primo articolo di un blog, ma che si dovrà tenere a mente in ogni momento, quindi anche per la scrittura dei contenuti successivi.